Gli anti-armi e il primo emendamento

di David B. Kopel 

Gli attacchi a una parte della Dichiarazione dei diritti spesso mettono a repentaglio altri settori. La guerra condotta dalle lobby anti-armi contro il secondo emendamento ha ora portato a un attacco frontale al primo emendamento. L’obiettivo: vietare ai produttori di citare la funzione di protezione delle armi nella pubblicità.

Il Center to Prevent Handgun Violence (CPHV) è la branca educativa di Handgun Control, Inc. Guidato da Sarah Brady, il CPHV appartiene, come molti altri gruppi, alla rete “HELP” (Handgun Epidemic Lowering Plan). Lo scopo statutario di HELP è “lavorare per mutare l’attitudine della società nei confronti delle armi, in modo che il possesso privato di armi divenga socialmente inaccettabile”.

L’organizzazione della Brady, come gran parte del movimento anti-armi, avversa senza tregua l’uso di armi per autodifesa. Così, nel 1996 il CPHV ha inviato alla Federal Trade Commission (FTC) una petizione per la censura, chiedendo di bandire la pubblicità alle armi che ne incoraggi il possesso per scopi difensivi. Una petizione analoga è stata inviata da un paio di professori della John Hopkins University, e ha ricevuto l’appoggio d’un professore dell'University of California. La documentazione di quelle petizioni contiene esempi di pubblicità ritenute improprie, ma due spot hanno destato particolare rabbia.

Uno di essi, della Beretta, mostra una pistola sul comodino. Di fianco alla pistola c’è una fotografia d’una madre con due bambini. Una radiosveglia indica che sono le 23,25. Il titolo della reclame è: “Gioca le tue carte a tuo favore”.

Le petizioni insinuano che questa pubblicità incoraggi una custodia non sicura d’un’arma fa fuoco, dacché la pistola non è munita di lucchetto e ci sono in casa dei bambini. Non conta che la pubblicità faccia chiaramente vedere che la pistola non è pronta a sparare, poiché il carrello è aperto, e c’è un caricatore di fianco, evidentemente pronto a essere caricato. Invero, la pubblicità promuove esplicitamente “una custodia sicura col caricatore vuoto”, assieme a un “semplice processo di caricamento, in un solo gesto, per casi d’emergenza”.

La protesta contro la pubblicità della Beretta rivela molto sul concetto di custodia sicura che le lobby anti-armi vorrebbero obbligatorio per legge: se avete bambini in casa, allora non potete assolutamente tenere un’arma a portata di mano per casi d’emergenza.

Il secondo spot, che ha particolarmente irritato il gruppo della Brady, è una pubblicità della Colt pubblicata sull’edizione del Sud-est della rivista Ladies Home Journal. La pubblicità mostra una madre mentre mette un bimbo a letto, e titola: “L’autodifesa è più di un vostro diritto… è una vostra responsabilità”. Viene raccomandata una semiautomatica Colt “per proteggere voi stesse e i vostri cari”. E un’arma da fuoco viene paragonata a un estintore: “può essere meglio averlo e non averne bisogno, che averne bisogno e non averlo”.

La legge nota come FTC Act concede alla Federal Trade Commission il potere di bandire le pubblicità che sono “ingannevoli” o “scorrette”. Il CPHV chiede che le pubblicità che fanno perno sulla funzione difensiva delle armi siano bandite in quanto “ingannevoli”, perché il possesso di armi non aumenta la sicurezza domestica, ma in realtà è pericoloso.

Secondo l’attuale linea della FTC, una pubblicità è “scorretta” se determina “un sostanziale danno ai consumatori che non può ragionevolmente essere evitato dai consumatori stessi e non è controbilanciato da altri benefici per i consumatori…”.

Il CPHV ritiene che le pubblicità sulle armi difensive siano scorrette in quanto spingono la gente a procurarsi armi per autodifesa. Il possesso di armi produce importanti danni (per esempio morti e ferite non fatali). Essi non sono controbilanciati da alcun beneficio, dacché l’uso difensivo delle armi è molto raro. IL CPHV sostiene la natura controproducente dell’uso difensivo delle armi citando molti articoli di scienza rottame (junk science), alcuni dei quali pagati col denaro dei contribuenti (per mezzo dei proibizionisti Centers for Disease Control).

Sebbene la maggior parte degli abusi di armi siano perpetrati da persone a cui la legge federale e statale impedisce d’acquistare armi, come drogati o persone con precedenti penali, agli occhi della comunità anti-armi nessun americano è abbastanza responsabile da possedere armi per autodifesa. La condizione della “scorrettezza”, necessaria per esercitare la censura da parte della FTC, chiede se un certo danno “possa essere ragionevolmente evitato dai consumatori stessi”. Ovviamente, il danno di una ferita da arma da fuoco causato da una pistola tenuta in casa è del tutto evitabile: leggete e seguite le istruzioni per l’uso e la custodia sicura fornite dal produttore, e avrete scarse probabilità d’essere vittime d’un incidente.

Nondimeno, gli accademici fautori della censura sostengono che i danni non possano essere evitati dai consumatori, specialmente per ciò che concerne per l’omicidio. In altre parole, i consumatori americani sono per natura delle teste calde, al punto che non è ragionevole aspettarsi che si trattengano dal tentare d’uccidere qualcuno. L’unico modo per stare tranquilli è evitare ch’entrino in possesso di qualunque tipo di arma, anche quelle con lucchetto.

Dato questo quadro a tinte fosche dei normali americani come potenziali omicidi, non sorprende che questi stessi americani siano considerati troppo stupidi e “vulnerabili” per essere esposti alla pubblicità delle armi da fuoco per difesa personale.

Le petizioni a favore della censura evitano accuratamente la montagna di prove sui benefici difensivi del possesso di armi. Anzi, criticano un solo studio, quello del professor Gary Kleck, che stimava in 2,5 milioni le volte in cui gli americani si difendono con le armi ogni anno. Le petizioni non facevano riferimento alle dozzine di altri studi che riportavano cifre pari ad almeno molte centinaia di migliaia di volte in più.

Cosa più importante, le petizioni ignorano la più diretta prova sull’uso difensivo delle armi: i dati del National Crime Survey del governo federale, che mostrano che se la vittima di una rapina non si difende, il rapinatore l’avrà vinta nell’88% dei casi, e sarà ferita nel 25% dei casi. Se la vittima resiste con un’arma, la percentuale di “successo” della rapina cade al 30%, e il danno alla vittima al 17%. Nessun’altra risposta a una rapina – usare un coltello, gridare aiuto, fuggire – produce un così basso tasso di danno alla vittima e di successo del rapinatore.

Gli studi sulla censura prescindono anche dalle restanti dimostrazioni a favore del valore difensivo delle pistole, come i risultati delle ricerche del professore della Chicago University, John Lott, secondo cui l’adozione di leggi sul porto occulto determina una diminuzione del crimine dal sei all’otto percento.

Essi ignorano i dati dei 31 stati con leggi sul porto occulto, che mostrano che i titolari di permessi di porto occulto non usano virtualmente mai in modo errato le armi. I dati contribuiscono a rafforzare il fatto che i detentori autorizzati di armi non sono la causa della violenza armata illegale.

Le petizioni ignorano le prove che mostrano che una diffusa presenza di armi a scopi difensivi nelle case americane gioca un ruolo di primo piano nella riduzione dei furti “caldi” (quelli che si svolgono quando le vittime sono a casa).

Se si guarda a tutta l’evidenza di livello accademico disponibile, il meglio che si possa dire a favore degli argomenti anti-armi è che quell’evidenza è mischiata. Il peggio è che quasi tutti gli studi anti-armi sono scienza rottame (junk science) creata da gente con un background in medicina e ben poca esperienza sul tema in questione; gli studi che hanno evidenziato significativi benefici da parte del possesso di armi a scopi difensivi sono opera di alcuni dei più importanti criminologi della nazione.

Non sono solo il primo e il secondo emendamento a essere messi in pericolo dalle petizioni a favore della censura. La stessa forma di governo repubblicana è in discussione. Né il Congresso, né un singolo stato in qualunque angolo degli Usa ha mai votato per censurare la pubblicità alle armi. I gruppi a favore del proibizionismo sulle armi stanno tentando di ottenere con la burocrazia quello che non potrebbero mai avere dalle urne elettorali o da un organismo elettivo.

Quando il Congresso creò la FTC, non pensò mai che la Commissione si sarebbe occupata di censurare la pubblicità di concetti tanto comuni quanto il possesso di armi a scopi difensivi. LA FTC avrebbe dovuto velocemente accantonare le petizioni e rispedirle ai mittenti. Il fatto che la FTC abbia speso più di un anno, concedendo apparentemente seria considerazione alle petizioni, è in sé stesso un abuso di potere amministrativo.

Le petizioni a favore della censura evidenziano il problema della teoria secondo cui le comunicazioni commerciali dovrebbero godere di un grado inferiore di protezione costituzionale. Il problema del possesso di armi a scopi difensivi è oggetto d’intensi dibattiti politici – esattamente il tipo di dibattiti che sono il cuore del primo emendamento. Le pubblicità che il CPHV vorrebbe censurare sono esse stesse parte di quel dibattito, in quanto promuovono l’idea che il possesso di armi a scopo difensivo sia una buona idea, e che i normali americani siano abbastanza responsabili da possedere armi per la propria protezione. L’espressione di questa idea merita di essere tutelata, che essa si manifesti in un articolo sul Maryland Law Review o in una campagna stampa della North American Arms.

La Costituzione e la Dichiarazione d’indipendenza riflettono la convinzione che gli americani siano persone degne di fiducia, capaci di fare molte cose da sé: possedere armi per difesa, valutare le differenti opinioni su problemi controversi, e auto-governarsi attraverso corpi legislativi scelti democraticamente. Le petizioni a favore della censura smentiscono queste convinzioni.

 

The Blue Press, August 2000

http://www.alphadogweb.com/firearms/Anti-Gunners_Target_Gun_Ads_1st_Amendment.htm

 


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