Donna armata mezza salvata

 

di David B. Kopel e Paxton Quigley

Nicole Simpson o Ronald Goldman avrebbero dovuto portare un'arma? Non c'è alcuna garanzia che una pistola avrebbe fermato il loro aggressore munito di coltello. Ma una pistola nelle mani di una donna addestrata e relativamente minuta può rappresentare talvolta l'unica via realistica per bloccare un'aggressione violenta da parte di un uomo che potrebbe superarla nel peso di cento libbre o più.

Handgun Control Inc., tuttavia, crede che il caso Simpson sia la prova della necessità di un controllo delle armi più severo. Poichè la signora Simpson e il signor Goldman sono stato assassinati con un coltello, il monito dei proibizionisti non risulta immediatamente chiaro. Ma l'HCI afferma che siccome la violenza domestica costituisce, al momento, il maggior problema pubblico, il Congresso dovrebbe aggiungere al disegno di legge sul crimine vertente un provvedimento che interdica il possesso di un'arma a chiunque sia soggetto a un ordine restrittivo.

Gli ordini restrittivi non sono, tuttavia, condanne penali. Essi non implicano alcuna prova nè colpa; di conseguenza, le persone indigenti non hanno diritto ad avere un avvocato designato per udienze concernenti ordini restrittivi, i quali non esigono alcun accertamento che sia stata commessa violenza in passato. Piuttosto, un ordine restrittivo può essere emesso sulla base della violenza che potrebbe essere commessa in futuro.

Abbastanza spesso, un giudice, in un caso di divorzio, scoprirà che l'ex marito e l'ex moglie si detestano reciprocamente. Col consenso di entrambe le parti, il giudice emetterà un ordine restrittivo per cui gli ex coniugi dovranno stare lontani l'uno dall'altro. In molti casi, questi ordini rimangono in vigore per sempre.

Secondo la legislazione attuale, un giudice che ritiene che un individuo in una discussione domestica potrebbe essere portato a usare in modo sbagliato un'arma da fuoco ha l'autorità per ordinare a una persona di consegnare le sue armi, e di non acquistarne altre.

I proibizionisti, tuttavia, vogliono trattare un ordine restrittivo alla stregua di una condanna per reato violento, rendendo l'ordine un'interdizione a vita al possesso di un'arma - anche quando il giudice non ha ravvisato alcuna ragione per inserire nell'ordine restrittivo un divieto permanente alla detenzione di armi.

Nel breve periodo, trasformare gli ordini restrittivi in ordini di confisca delle armi renderà più difficile far rispettare le leggi sulla violenza domestica. Mentre oggi molti uomini non impugnano gli ordini restrittivi proposti, essi userebbero ogni mezzo legale per contrastare un provvedimento che implicasse non solo l'allontanamento da una persona che dopotutto si odia, ma anche la consegna delle proprie armi al Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms (Agenzia per l'alcool, il tabacco e le armi da fuoco, BATF). I conseguenti ritardi legali incepperebbero ulteriormente un sistema giudiziario già sovraccaricato.

In secondo luogo, ci sono davvero uomini che amano le loro pistole più delle loro ex mogli. Dopo che le armi vengono confiscate, alcuni di questi uomini possono irritarsi così tanto da scovare e picchiare selvaggiamente le loro ex coniugi.

L'applicazione della legge sarebbe impedita anche da un crescente numero di false asserzioni di violenza domestica. Proprio come le finte accuse di abuso di minore sono oggigiorno un'abitudine nelle battaglie per l'affidamento, le accuse falsificate di violenza domestica sarebbero usate da ex mogli vendicative contro gli appassionati di armi.

Nel lungo periodo, più donne verranno uccise. Anche dopo che gli uomini verranno accusati di violenza domestica, molte donne continueranno a vivere con loro, come ha fatto Nicole Simpson dopo la condanna di O' J.Simpson. Se la lobby proibizionista avrà successo nell'allontanare le pistole da quelle case, a trarne vantaggio saranno gli uomini violenti. Abbastanza spesso, le donne che subiscono abusi finiscono con l'usare la pistola del loro aggressore per sparargli a scopo di legittima difesa.

Il sociologo della Tulane University James D.Wright spiega che nelle sparatorie in casi di violenza domestica "lo schema più comune è quello per cui le donne sparano ai loro mariti. In maniera proporzionale, questi ultimi uccidono le loro mogli con altri mezzi, più brutali, più degradanti. Negare alla donna [che subisce abusi] il diritto di possedere un'arma significa in un certo senso garantire perennemente al marito il diritto di picchiarla".

Quando una donna violentata brandisce la pistola del marito dal comodino e, mentre quest'ultimo è sul punto di infliggerle un altro pestaggio che la manderà all'ospedale, lei gli spara, la lobby per il controllo delle armi definisce questo caso "un tragico omicidio domestico" che è stato "causato" da un'arma. Un esame più approfondito parlerebbe di legittima difesa contro un aggressore violento.

Negli ultimi 15 anni, il numero di donne che scelgono di possedere un'arma per autodifesa è variato in modo significativo. Ma, oggi, uomini e donne decidono parimenti di rivolgersi a un'arma per protezione. Forse questa è una delle ragioni per cui il tasso di violenza domestica è sceso di un terzo in questi 15 anni, da 1,7 ogni 100.000 abitanti a 1.

Le lobby anti-armi consigliano alle vittime di dare ai malviventi quello che vogliono e di fare assegnamento alla polizia per la protezione, o di prendere un cane. Fidarsi di uno di questi consigli è stato uno dei motivi per cui Nicole Simpson e Ronald Goldman sono morti (il grande Akita di Nicole Simpson non ha fatto altro che condurre un vicino al suo cadavere).

La legge della California ammette già che la polizia non può proteggere ogni vittima di violenza domestica. Di conseguenza, il Codice Penale della California specifica che qualsiasi persona che "crede ragionevolmente" di essere "in grave pericolo a cause delle circostanze che costituiscono la base dell'attuale ordine restrittivo emesso dalla Corte" può detenere una pistola per protezione - senza la necessità di ottenere un permesso speciale dal governo.

Mentre le lobby per il controllo delle armi affermano che le donne dovrebbero fidarsi della protezione del governo, ogni giorno sempre più donne si fanno carico della responsabilità di proteggere sè stesse. Senza indugio, ogni stato della nazione dovrebbe modificare la propria legislazione sul porto d'armi affinchè, in un mondo in cui il governo è incapace di proteggere le vittime, queste possano scegliere di portare con sè, legalmente, il loro strumento di protezione personale.

9 giugno 1994

In ingelese http://www.davekopel.com/2A/OpEds/op071994.htm

 

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